Sviluppare i lunghi moderni: le idee di Gordon Herbert su 4 e 5

Nel clinic di Belgrado 2023, Gordon Herbert (campione d’Europa con la Germania) ha dedicato una sessione intera allo sviluppo dei giocatori interni, in particolare 4 e 5.
Non è stata una semplice sequenza di esercizi: dietro c’è una vera filosofia di player development, che unisce tecnica, metodologia e costruzione della relazione con l’atleta.

Questo articolo riassume i concetti principali del suo intervento, con un focus operativo per allenatori di club.


1. Player development: comprare il successo, svilupparlo… o entrambe le cose

Herbert parte da un concetto semplice ma molto concreto: con una squadra puoi:

  1. Comprare il successo (avere subito giocatori già pronti);
  2. Sviluppare il successo (gruppo giovane, margine di crescita);
  3. Fare entrambe le cose (situazione ideale: giocatori pronti + giocatori da sviluppare).

In contesti dove “non puoi comprare tutto”, la qualità del lavoro di sviluppo individuale incide direttamente sul livello della squadra.

Per questo, con ogni giocatore:

  • si siede individualmente,
  • discute obiettivi e percezioni,
  • gli consegna un modulo da compilare con:
    • 3 migliori qualità come giocatore,
    • punti deboli,
    • aspetti tecnici, fisici e mentali da migliorare,
    • obiettivo per la stagione successiva,
    • dove si vede tra 3 anni,
    • come intende lavorare per arrivarci.

Circa il 50% dei giocatori è costretto a rifarlo perché la prima versione “non è abbastanza buona”: Herbert vuole che ci pensino davvero, che si assumano responsabilità sul proprio percorso.


2. Natura, educazione, investimento personale

Richiamando il lavoro dello psicologo dello sport Peter Jensen, Herbert riassume lo sviluppo in tre fattori:

  1. Nature – il talento genetico: quello che “è” e che non possiamo modificare.
  2. Nurture – l’ambiente e l’educazione: famiglia, opportunità, contesto.
  3. Personal investment – l’investimento che il giocatore fa su se stesso.

È proprio il terzo elemento a fare la differenza:

L’investimento che fai su te stesso determina dove arriverai, non solo nel basket.

Questo vale anche per lo staff tecnico: il modo in cui l’allenatore struttura il lavoro individuale e quanto responsabilizza l’atleta, influenza direttamente la sua capacità di auto-svilupparsi.


3. C’è l’“I” nel team: talento individuale dentro la struttura

Un altro passaggio chiave, sempre riprendendo Jensen: “C’è un ‘I’ in ‘team’”.

  • Prima viene la squadra, la struttura collettiva.
  • Poi viene l’individualità, che dà qualità al sistema.

Il problema nasce quando l’“I” viene prima del team.
Nel player development, invece, il lavoro individuale deve:

  • sviluppare talenti specifici del giocatore,
  • restare però coerente con i bisogni del sistema squadra.

4. Perché l’individuale è così potente

Herbert sottolinea due grandi vantaggi del lavoro individuale:

  1. Costruisce fiducia:
    in una seduta individuale il giocatore è più “efficace” che dentro un 5c5 caotico. Vede progressi, sente di riuscire nelle cose, percepisce miglioramento → cresce l’autostima.
  2. Costruisce relazione:
    nell’individuale c’è:
    • più dialogo,
    • più feedback positivi,
    • un rapporto più diretto con l’allenatore o l’assistente.

Oggi, rispetto a 10–15 anni fa, la relazione coach–giocatore è centrale. Soprattutto in un contesto di Nazionale, ma anche nei club.


5. Strutturare il lavoro: dentro-fuori e progressione didattica
5.1 Dentro prima, fuori dopo

Per lo sviluppo dei lunghi, Herbert è molto chiaro:
si parte sempre dal pitturato.

  • Prima imparano a finire vicino a canestro.
  • Solo dopo si estende il raggio alle soluzioni perimetrali (short roll, pop, tiro da tre).

Se inizi fuori, e provi a portarli dentro, “restano fuori”: quello che lavorano di più diventa la loro identità.

5.2 Progressione standard: 1–0, 1–coach, 1–1

Su qualunque fondamentale, la progressione tipica è:

  1. 1 contro 0 – tecnica pura, senza letture.
  2. 1 contro coach – il coach guida letture, contatti, timing.
  3. 1 contro 1 live – applicazione competitiva, con obiettivi (es. “il difensore esce solo se ferma l’attacco”).

Questa struttura ritorna in tutto il clinic: finiture in post, rimbalzi offensivi, pick & roll, difesa sui cambi.


6. Lavoro in post: jump hook series, pivot e contatto
6.1 Warm-up con palla e contatto

Il riscaldamento dei lunghi è già specifico:

  • palla tenuta “sulla guancia”, gomiti bassi,
  • palleggio dentro-fuori in area con base ampia,
  • occhi alzati (no sguardo sul pallone),
  • inserimento progressivo di un blocking pad per simulare il contatto.

Obiettivo: abituare i lunghi a stare bassi, larghi, in equilibrio, mantenendo controllo di palla sotto pressione.

6.2 Jump hook series: il pane quotidiano

Herbert propone una vera routine di base sui ganci:

  1. Form hooks (senza piedi, solo meccanica):
    • “Drop the hips”: prima bacino, poi si piegano le ginocchia.
    • Polso che “passa attraverso” il pallone.
    • Due mani sul pallone il più a lungo possibile, poi rilascio con mano interna, mano opposta che “protegge”.
  2. Jump hook su scarico del coach:
    • piedi piantati (no passi aggiuntivi),
    • salto verticale,
    • uso del tabellone,
    • serie destro/sinistro.
  3. Around the horn:
    • stessa soluzione su più posizioni in area,
    • utilizzo di una scopa / braccio esteso del coach per obbligare ad alzare l’arco del tiro.

Questa routine viene fatta quasi ogni giorno, spesso anche nei 5–10 minuti di segmento “big-little” in allenamento di squadra.

6.3 Pivot per creare spazio

Per Herbert, il movimento pivot è fondamentale per i lunghi:

  • spesso non c’è spazio per giocare “dritti” → il giro sul perno crea l’angolo.
  • si lavora su:
    • front pivot quando non c’è contatto,
    • back pivot quando il difensore è addosso.

Progressione:

  1. Ricezione (o rimbalzo),
  2. mostrare la palla sulla spalla (come se si tirasse → credibile),
  3. grande pivot per far muovere il difensore,
  4. ritorno per il gancio o step-through come contromossa.

Si insiste su:

  • passi ampi,
  • base larga,
  • equilibrio prima di finalizzare.
6.4 Giocare attraverso il contatto

Altro blocco cruciale: imparare a cercare il contatto, non evitarlo.

Esempi di esercizi:

  • Ricezione con coach col pad dietro:
    • il lungo deve spingere leggermente il difensore per creare spazio,
    • poi finire con gancio o appoggio, sempre in equilibrio.
  • Progressione da:
    • 1–coach (il coach guida le letture),
    • a 1–1 live con regola: il difensore esce solo se ferma l’attacco.

Messaggio chiave:

Non vogliamo giocatori che scappano dal contatto e tirano in fade-away su ogni tocco.
Vogliamo canestro o fallo.


7. Rimbalzo offensivo e letture nel dunker

Herbert integra il lavoro di post con situazioni dinamiche:

7.1 Rimbalzo offensivo

Drill tipico:

  • il coach tira al tabellone,
  • il difensore taglia fuori in modo fisico,
  • l’attaccante deve:
    • lottare per la posizione,
    • catturare il rimbalzo,
    • usare pivot (spesso back pivot) per trovare un angolo pulito,
    • finire giocando attraverso il contatto.

Qui si allenano insieme:

  • fisicità,
  • lettura del corpo del difensore,
  • equilibrio dopo l’urto.
7.2 Gioco dal dunker spot

Riprendendo anche concetti visti con altri relatori, Herbert lavora sulle letture del lungo nel dunker spot:

  • Se la penetrazione è verso di lui (baseline):
    • il lungo “alza” leggermente la posizione lungo la linea di fondo,
    • crea l’angolo per il passaggio e la finitura.
  • Se la penetrazione è centrale:
    • il lungo taglia lungo la linea del semicerchio,
    • legge da che lato arriva il difensore,
    • cerca di finire in un punto dove il difensore non può più contestare verticalmente.

Importante: questo non si fa 1–0, ma sempre con un coach che simula la rotazione difensiva, per educare realmente la lettura.


8. Difesa dei lunghi: post, cambi e 1c1 sul perimetro

Herbert insiste su un concetto spesso trascurato: il player development non è solo attacco, ma anche difesa individuale.

8.1 Difesa in post

Principi di base:

  • Non lasciare mai che l’attaccante arrivi al proprio petto / ai piedi:
    • usare avambraccio,
    • base larga,
    • peso ben centrato,
    • braccio “di pressione” a livello palla per disturbare lo skip pass.
  • Se l’attaccante arriva al corpo:
    • il difensore “chiude” e prende sfondamento (concetto che lui chiama “Berlin”, per la capacità di Alba Berlino di prendere sfondamenti).

Si lavora con:

  • esercizi guidati dove l’attaccante spinge col palleggio,
  • il difensore usa avambraccio e piedi per tenere lontano il corpo,
  • scelta tra:
    • contenere,
    • o prendere sfondamento bloccando i piedi.
8.2 1c1 fuori dall’area su cambi difensivi

Poiché le squadre moderne cambiano molto sui pick&roll, i lunghi devono sentirsi competenti sul perimetro.

Principi chiave:

  • Presenza: il cambio non deve comunicare debolezza (“se il lungo arriva in punta con le mani basse, il palleggiatore si sente in vantaggio”).
  • Stance:
    • base ampia,
    • peso sull’interno dei piedi,
    • testa centrata (non inclinata avanti),
    • obiettivo: contenere il primo passo.
  • Cosa accettiamo:
    • due punti dal palleggio contestati → li possiamo vivere.
  • Cosa vogliamo evitare:
    • penetrazioni dirette al ferro,
    • rotazioni lunghe che aprono tiri da tre.

Herbert allena questa situazione con esercizi 1c1 contro il coach o il play, obbligando il lungo a:

  • stare davanti,
  • contenere 1–2 palleggi,
  • contestare il tiro.

9. Pick & roll, pick & fade e footwork sul pop

Nella parte finale, Herbert esce dall’area e lavora su pick&roll e pick&pop dei lunghi.

9.1 Angolo di blocco e sprint

Concetti chiave:

  • il lungo deve sprintare dentro il blocco, non “camminarci” dentro;
  • l’angolo del blocco cambia se:
    • il difensore passa sopra,
    • passa sotto,
    • la difesa cambia.

L’immagine efficace che usa:

“La fessura del mio sedere (crack of my ass) è la direzione dove voglio che passi il palleggiatore”.

9.2 Footwork sul pop

Per evitare fischi di passi (soprattutto in FIBA), Herbert preferisce un pattern chiaro:

  • sprint nel blocco,
  • uscita in pop con slide e 1–2:
    • il piede più vicino alla linea dei tre punti diventa piede perno,
    • l’altro si chiude per l’equilibrio,
    • da lì:
      • tiro,
      • o cross-step attaccando il closeout.

Così il lungo ha:

  • un timing definito,
  • un punto di equilibrio chiaro,
  • meno rischio di violazioni.
9.3 Serie combinata: pick, pop, attacco, short roll

Routine tipica per i lunghi:

  1. Pick & pop + tiro da 3.
  2. Pick & pop + attacco del closeout (cross-step).
  3. Short roll in area:
    • ricezione dentro i 3–4 metri,
    • arresto, tiro piedi per terra o penetrazione forte.
  4. Sequenze di 10 tiri (“Super 10s”), in situazioni simili alla partita:
    • stanchi,
    • dopo aver lottato in area,
    • dopo sprint e blocchi.

10. Pochi movimenti, ben fatti: go-to move + counter

Un concetto molto pragmatico:

  • non serve insegnare 5–6 movimenti diversi in post,
  • l’obiettivo è che ogni lungo abbia:
    • un go-to move veramente solido,
    • una contro-mossa credibile quando la difesa toglie la prima soluzione.

Per esempio:

  • per un 5:
    • gancio (jump hook) + drop step;
  • per un 4 più perimetrale:
    • “pass to space” (ricezione in vantaggio) + tiro o attacco sul closeout.

Meglio un movimento davvero efficace a livello alto, che una collezione di movimenti “mediocri”.


11. Allenare anche il carattere: la “toughness” come qualità da reclutare

Chiusura molto interessante, extra-tecnica ma fondamentale.

Herbert insiste sulla toughness:

  • riconosce di aver sbagliato, in passato, a non reclutare abbastanza giocatori “duri”;
  • sostiene che, se hai 2–3 giocatori molto tosti, il resto della squadra diventa automaticamente un po’ più duro;
  • allo stesso modo, avere 2–3 ottimi passatori alza il livello di passaggio di tutti.

Per questo, nello sviluppo dei lunghi, cerca sempre di allenare:

  • capacità di giocare attraverso il contatto,
  • resistenza mentale all’errore,
  • disponibilità a fare “il lavoro sporco” (blocchi, rimbalzi, tagli).

Conclusioni: come portare queste idee in palestra

Dal clinic di Gordon Herbert possiamo ricavare alcune linee guida operative per il lavoro con 4 e 5:

  • Struttura annuale: ogni lungo ha un piano scritto, con punti di forza, carenze e obiettivi precisi.
  • Struttura della seduta:
    • dentro il pitturato → fuori,
    • progressione 1–0 → 1–coach → 1–1,
    • parte finale più “perimetrale” e di tiro.
  • Routine fisse:
    • jump hook series,
    • pivot + contatto,
    • rimbalzo offensivo con finiture,
    • letture dal dunker spot,
    • pick&pop footwork + Super 10s.
  • Difesa inclusa nel player development:
    • difesa in post,
    • 1c1 dopo i cambi sui pick&roll,
    • closeout e stance corretta.
  • Focus su pochi movimenti, chiari:
    • un go-to move solido,
    • una contromossa allenata spesso.

È un modello di lavoro che richiede disciplina da parte dello staff, ma che costruisce nel tempo lunghi:

  • tecnicamente completi vicino a canestro,
  • in grado di allargare il campo,
  • competitivi sui cambi difensivi,
  • mentalmente duri e consapevoli del proprio percorso di crescita.